Metacomunicazione



Milioni di individui si conoscono, si cercano e si ritrovano comunicando sensazioni, emozioni, pensieri e passioni attraverso modalità tanto differenti quanto uguali nel loro obiettivo ovvero il raggiungimento di un fine, di uno scopo di ogni sorta.
La comunicazione per obiettivi è la regola che vige in società come le nostre in cui è il singolo ed il suo egoismo ad avere la meglio su tutto, è il singolo che, non per la sua individualità, ma per la sua smania di potere si mette al centro dell’attenzione, che guarda solo ai suoi interessi ignaro della ricchezza spirituale, nella sua accezione più ampia, che lo circonda.
Oggi si comunica per convincere l’altro delle proprie idee, per un guadagno personale, con lo scopo di fare amicizia o con la speranza di una relazione affettiva, si comunica per diffondere il sapere universale, per trasmettere le proprie emozioni e i propri disagi. Sono questi solo alcuni esempi del perché si comunica ma quasi nessuno si sofferma sulla “metacomunicazione” cioè la comunicazione sulla comunicazione, una qualificazione o squalificazione di ciò che è stato detto e di come è stato detto qualcosa, una sorta di lettura tra le righe che dà maggior o minor significato al detto e non detto. Questa metacomunicazione richiede un certo impegno e non è di facile interpretazione ma conduce ad un sapere vero e reale delle persone e dei contesti in cui avviene lo scambio comunicativo. È ovvio che la metacomunicazione non può essere applicata in ogni circostanza della vita ma sarebbe molto utile in tutte quelle situazioni in cui la comunicazione stessa rischia di degenerare, il pensiero si arresta, le emozioni si acutizzano ed è evidente il pericolo di danni più o meno seri a breve e lungo termine. In questi casi è opportuno fermarsi, riflettere e metacomunicare trovando spiegazioni plausibili e obiettive all’accaduto.
Si rammenti però che sono presenti nella nostra società molte e grosse difficoltà a comunicare, agevolate dall’incapacità a meditare e ponderare gli avvenimenti che accadono intorno facendosi prendere dall’irrazionalità e perdendo di vista anche l’obiettivo comune.
Pensiamo alle liti familiari e alle discussioni inutili, alla nascita di discordia per futili motivi, al regolamento di conti basato sulla legge dell’onore per finire ai cosiddetti incidenti diplomatici a livello internazionale in cui il dio denaro detta legge mascherandosi dietro la falsa filosofia della pace tra i popoli:anche questi esempi sono pochi ma credo che chiariscono bene l’idea a cui mi riferisco.
Pensare alla comunicazione, comunicare su di essa ad un livello altro, permetterebbe a tutti di definire le interazioni interpersonali, di coglierne i significati più nascosti e di evitare rotture drastiche e dannose per sé e per gli altri: attuare tutto questo non è facile e anche quando possa esserlo non è conveniente ai fini secondari, non è comodo poiché non si intravedono i benefici in termini personali e comunitari. Diviene più semplice egoisticamente una soluzione più immediata, più impulsiva magari anche ai danni dell’altro, purché venga preservato il proprio territorio ed i propri beni; la metacomunicazione resta non per i più intelligenti ma per coloro che ricercano un senso della vita più vero e auspicano una filosofia della “comunicazione tra i popoli”. Non è facile impegnarsi in un’impresa siffatta ma il solo tentativo renderebbe migliore la qualità della vita.


 

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