Fobie



Mi capita spesso di lavorare negli ultimi tempi con pazienti che clinicamente vengono chiamati “fobici” e cioè coloro che presentano una fobia, che è la paura marcata e persistente di oggetti o situazioni particolari o più generali, alla cui esposizione il soggetto può reagire con attacchi di panico o, nella maggior parte dei casi, evitando lo stimolo ansioso. Questa paura è irragionevole ed eccessiva rispetto allo stimolo e la diagnosi viene fatta solo se il problema interferisce significativamente con la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo o la vita sociale. Una lettrice nella descrizione dei suoi sintomi (una probabile claustrofobia) mi chiede di poter spiegare cosa si intende per fobico, quanti tipi di fobie esistono e se è una “malattia” da cui si può guarire, visto che ne soffre da più di cinque anni.
La risposta parte da una differenza che per me è basilare per poter distinguere i diversi tipi di fobie ovvero se si tratta di una “struttura fobica” e cioè implica una sintomatologia ed un oggetto o situazione specifici, se riguarda un “carattere fobico” e quindi non implica un oggetto o situazioni specifici o se invece sono solo dei “meccanismi fobici “ che vengono messi in atto utilizzando delle specifiche reazioni in particolari momenti della vita (un contesto, una situazione esterni). Inoltre in una stessa persona possono esser presenti molteplici e/o occasionali fobie (in questi casi la problematica è meno grave) e fobie uniche, croniche o invalidanti (qui la gravità aumenta). Tenendo in considerazione questi diversi aspetti un lavoro terapeutico sul sintomo è necessario ma non deve essere mirato solo alla scomparsa dello stesso quanto alla personalità in genere, essendo la fobia così carica di angoscia da sopraffare l’Io.
Le fobie principali sono dunque:
Fobia specifica ( riferita ad oggetti o situazioni specifiche tipo: animali, ambiente naturale, sangue-iniezioni-ferite, situazionali come volare, trasporti pubblici, ascensori, tunnel, ponti, guidare, luoghi chiusi, e altri tipi come la paura di cadere giù);
Fobia sociale (riferita alla paura e quindi all’evitamento di situazioni sociali o prestazionali in cui la persona è esposta al giudizio degli altri, provocando il più delle volte ansia e trasformandosi in attacco di panico);
Agorafobia (riferita all’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali non sarebbe disponibile aiuto nel caso sopraggiunga un attacco di panico, ad esempio essere fuori casa da soli, essere in mezzo alla folla o in coda, essere su un ponte o viaggiare in treno, autobus).
Il dato che accomuna tutti i tipi di fobia ora descritti è lo spostamento dell’angoscia da una situazione interna rimossa ad una situazione o oggetto esterno più facilmente controllabili e il successivo evitamento. La gravità della fobia risulta dal tipo e dalla qualità di questo meccanismo di difesa e dall’utilizzo che il soggetto ne fa nella vita quotidiana. Dire perciò se è “curabile” o meno non è semplice poiché dipende dal grado di consapevolezza che la persona possiede della sua fobia e dal fatto che le terapie adottate per la sua risoluzione possono essere molteplici, da quelle che puntano all’eliminazione del sintomo a quelle che mirano a migliorare la qualità della vita attraverso una ricerca delle cause profonde e inconsce della scelta fobica. Ciò non significa che la fobia svanisce una volta per tutte, anzi molto spesso si verifica cha alla scomparsa di una determinata fobia se ne presenti subito un’altra; certo è che la consapevolezza del proprio problema (come la lettrice che mi ha scritto) è un passo avanti verso la riflessione e l’elaborazione del vissuto fobico. Quello di cui bisogna tener conto è che non tutte le paure sono fobie e non tutte le fobie devono essere sottovalutate: una corretta diagnosi iniziale può aiutare nel percorso terapeutico, associato nei casi più o meno gravi ad una cura farmacologica. Oggi la maggior parte delle persone che presenta fobie di tipo lieve riesce a conviverci in modo del tutto sereno, trovando un compromesso con il proprio limite, altre persone invece, pur scoprendo la natura invalidante del loro disagio, non riescono a riconoscerlo come tale, trascorrendo diversi anni nella lotta impari contro l’angoscia che sottende a queste particolari paure.


 

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