Bullismo



Negli ultimi tempi in Italia così si sono verificati episodi di bullismo fuori e dentro le scuole e le cronache dei giornali sembrano ogni giorno riportare un numero più elevato degli stessi. Per quanto questo problema possa risultare recente agli occhi dei più, chi opera nelle scuole così come chi è spesso a contatto con giovani adolescenti sa benissimo che il fenomeno del bullismo è presente già da parecchi decenni e diversi studi in ambito psicologico e sociale sono stati fatti per comprenderne le cause e attuare progetti di prevenzione. Ma questi progetti, per quanto efficaci, negli anni sono risultati essere pochi e anche i professionisti che lavorano nell’ambito della prevenzione non sono presenti in numero sufficiente. Devo ammettere però che anche le scuole, per i motivi più svariati veri o banali che siano, non hanno aiutato in questa direzione vedendo l’intervento di professionisti esterni come inutile o poco conveniente. Ma tralasciando le polemiche, voglio qui delineare quali sono gli aspetti principali del fenomeno in esame e come sia necessario considerare e tenere a mente questi punti per poter eventualmente ridurre o evitare la comparsa di episodi di bullismo. “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni” (Olweus 1996).
Il bullismo viene inserito all’interno dei disturbi della condotta in età evolutiva e il suo nome deriva dal termine inglese “bullying” utilizzato per connotare le prevaricazioni e le prepotenze fisiche e psicologiche verso i propri pari, sia in gruppo che individualmente, riproducendo così quella condizione tipica di persecutore/aggressore e vittima con uno squilibrio in termini di forza. Questo tipo di condotta è caratterizzato da aggressività, persistenza, intenzionalità e prevaricazione sulla vittima che è incapace di difendersi. Gli atti di bullismo possono essere sia diretti (fisici) come calci, pugni e violenze vere e proprie, (verbali) come offese, minacce, umiliazioni, appropriazioni e danni ad oggetti altrui , che indiretti come l’isolamento sociale e l’esclusione dal gruppo. Di solito il bullo può avere una prestanza fisica e un’età maggiore rispetto alla vittima, ma non è solo questo che lo caratterizza quanto invece il riconoscimento del suo potere da parte dei pari, che si alleano per non essere aggrediti, e soprattutto della vittima. Le aggressioni sono ripetute nel tempo e la vittima avverte sempre più forti il disagio e la paura con la presenza di incubi, attacchi di panico, forte ansia fino a sintomi francamente depressivi. È chiaro che ci troviamo di fronte a comportamenti antisociali con conseguenze preoccupanti e gravi sia per la vittima che per l’aggressore, il quale può cronicizzare i comportamenti devianti e problematici, come l’abuso di sostanze, anche in età adulta. Non bisogna inoltre pensare che sia un fenomeno prettamente maschile anzi quello relativo al mondo femminile è sempre esistito ed in espansione, in molti casi addirittura peggiore.
Ora, si capisce benissimo come questo nuovo interesse per il bullismo non debba riguardare solo le classi politiche per una sua eventuale risoluzione, ma sono proprie le scuole (dalle elementari fino alle superiori) a dover occuparsi nella gestione e nella prevenzione del problema, con l’intervento diretto di insegnati e genitori, che spesso sono rimasti ai margini nelle fasi preliminari e molto attivi solo quando i danni più gravi nei confronti delle vittime erano già stati compiuti. Molte ricerche ed interventi effettuati in passato hanno dimostrato la necessità di bloccare il fenomeno del bullsimo alla nascita attraverso progetti di sensibilizzazione, presa di coscienza e riconoscimento di sentimenti, azioni e reazioni nelle loro diverse manifestazioni positive e negative, così che i ragazzi possano entrare in contatto con le proprie emozioni e atteggiamenti, e genitori e adulti possano collaborare per far fronte a situazioni di disagio e devianza. L’intervento psicologico deve coinvolgere quindi sia i ragazzi, avendo come obiettivo lo sviluppo della capacità di espressione emotiva, sia i genitori e gli insegnanti che devono riconoscere i segnali iniziali e aiutare vittima e bullo con interventi preventivi.
Le scuole, per quanto sede privilegiata di sviluppo del bullismo, non sono gli unici luoghi in cui esso si manifesta ma sono quelli dove è più semplice mettere in atto interventi psicologici di prevenzione grazie alla presenza di un contesto più strutturato, rispetto a luoghi più liberi come un giardinetto o una piazza in cui si riunisce il gruppo. È necessario dunque non sottovalutare il fenomeno una volta scomparso il polverone mediatico ma continuare a pensare nei termini del benessere adolescenziale e di prevenzione del disagio in questa fascia di età.




 

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