Autostima



Dalla visione di un film visto recentemente è sopraggiunta l’idea e la conseguente riflessione su ciò che spesso viene presentata o confusa come timidezza e riservatezza ma che, ad un esame più attento e con occhio più clinico, in realtà è una bassa autostima ed un moderato o grave senso di sfiducia in sè stessi.
La persona timida infatti non è sicura nel vivere il rapporto con gli altri e magari non vuole esporre parte della sua vita, ma non per questo la sua determinazione è meno forte, anzi! Molto spesso è sicura di ciò che vuole, di quali sono i suoi obiettivi e sa mettere in atto strategie adeguate per raggiungerli.
Chi ha un’autostima molto bassa, al contrario, può essere caratterialmente una persona molto attiva, dinamica, aperta, estroversa nelle relazioni, ma poi quando si ritrova sola è dubbiosa, ha paura di non aver fatto bene, teme di non essere all’altezza delle situazioni, di non aver dato il massimo di sè ed il confronto con l’altro è ricercato e temuto allo stesso tempo. I suoi comportamenti sono critici e iperattivi, ma l’atteggiamento interiore è fatto di insicurezza, di continua ricerca di conferme e inconsciamente nascono “fantasie irrealistiche” e “sogni ad occhi aperti” che in seguito si scontrano in modo brusco con la realtà, provocando cali depressivi che portano ancor di più angoscia e sfiducia.
Si ritrovano a chiedersi se quello che per cui stanno lottando derivi da un bisogno personale o se invece non è dettato da un’esigenza di un qualcuno o qualcosa non meglio definito che non permette la distinzione tra le due cose, con una corsa contro il tempo per dimostrare quanto si vale.
Questo mondo fantastico, assolutamente non patologico, serve a creare uno spazio mentale autonomo in cui soddisfare desideri di realizzazione personale e bisogni di affermazione sociale, che sembrano essere tanto difficili da raggiungere nella realtà. Questa difficoltà risiede nel fatto che la sfiducia in sè stessi non da la possibilità di proporsi, in determinate situazioni della vita, e di far valere le proprie attitudini, dando un’impressione falsata o distorta delle capacità realmente possedute. Chi ha bassa autostima riesce comunque ad emergere dopo un certo tempo ma solo grazie ad uno sforzo e ad un impegno maggiori rispetto alla media, mantenendo l’ansia di fondo anche nei casi in cui vengono riconosciute ed apprezzate queste qualità.
La caparbietà, lo zelo e l’intelligenza che contraddistingue gli “sfiduciati” sono ammirevoli e sembra quasi che debbano dimostrare sempre più degli altri per giungere alla stessa meta; una volta conquistata non riescono però a godere appieno del risultato, avendo perso molte energie durante il tragitto, cercando già una meta successiva e sottostimando l’obiettivo raggiunto.
Questa corsa e questo arrivo insoddisfacenti sono appunto dovuti ad una scarsa autostima che affonda le proprie radici in un passato molto remoto, forse infantile, e solo dopo una conoscenza più approfondita di sè stessi e dei propri punti forza e punti deboli può risolversi o per lo meno migliorare in modo significativo.
Altrimenti si rischia solo di creare un circolo vizioso in cui la ricerca del benessere porta ad insoddisfazione e questa a sua volta non da possibilità di assaporare il piacere della conquista. Per fare questo è essenziale discernere quali siano effettivamente le proprie esigenze e una volta raggiunto il risultato fermarsi a riflettere ed esserne orgogliosi senza proiettarsi subito verso un altro ma sopratutto rimanendo indipendenti dal giudizio altrui.



 
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